Politiche per i giovani

Da qualche anno, nella società contemporanea, si parla di esigenza educativa, senza specificare poi se l’esigenza riguarda i giovani o le figure educative. Sta di fatto che i disagi giovanili sono in crescita e cresce anche la precocità dei ragazzi sia per quanto riguarda gli atteggiamenti provocatori che l’ambito della sessualità.

I servizi sociali prendono in carico solo i ragazzi con maggiori difficoltà, tanti altri però non vengono seguiti e non viene dato loro un aiuto che potrebbe prevenire future situazioni di maggior disagio.

Questi ragazzi però frequentano la città e incontrano diverse figure educative all’interno della stessa giornata: i genitori in primis, gli insegnanti, gli educatori dell’oratorio, delle società sportive e delle altre agenzie educative presenti sul territorio.

Nei prossimi 5 anni vorremmo creare un tavolo di lavoro con tutti i rappresentanti delle agenzie educative presenti sul territorio in modo da poter avviare un confronto che permetta di seguire nel miglior modo e nel più ampio arco di tempo possibile della giornata tutti quei ragazzi che necessitano di aiuto e, dove necessario, stendere dei progetti educativi personalizzati e operare interventi il meno invasivi possibili.

Inoltre il tavolo si occuperebbe di programmare interventi preventivi in aiuto alle famiglie che affrontano sempre più da sole e con pochi strumenti la fase evolutiva così importante e fragile della preadolescenza e dell’adolescenza.

È da un ascolto attento dei desideri e dei bisogni dei ragazzi che può arrivare una risposta coerente e incisiva alle loro domande. Per questo l’amministrazione valuterà la possibilità di aprire uno “sportello giovani” a disposizione di tutti i ragazzi in cui:

ü  Possono trovare tutte le informazioni di cui hanno bisogno

ü  Possono proporre nuove idee

ü  Possono provare a realizzare i propri sogni

ü  Possono essere ascoltati e aiutati

ü  Possono trovare il modo di mettere a frutto le loro potenzialità

PUAD: Punto Unico di Accesso per Persone con Disabilità

Il Punto Unico di Accesso per Persone con Disabilità nella fascia 0-18 anni.

La presa in carico globale della persona con disabilità è un tema centrale per il futuro delle politiche sociali.

Il principale riferimento legislativo da prendere in considerazione è la legge 328 del 2000, dove, all’articolo  14, si afferma che:

  • Per realizzare la piena integrazione delle persone con disabilità di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nell’ambito della vita familiare e sociale, nonché nei percorsi dell’istruzione scolastica o professionale e del lavoro, i comuni, d’intesa con le aziende sanitarie locali, predispongono, su richiesta dell’interessato, un progetto individuale, secondo quanto stabilito al comma 2.
  • Nell’ambito delle risorse disponibili in base ai piani di cui agli articoli 18 e 19, il progetto individuale comprende, oltre alla valutazione diagnostico-funzionale, le prestazioni di cura e di riabilitazione a carico del servizio sanitario nazionale, i servizi alla persona a cui provvede il comune in forma diretta o accreditata, con particolare riferimento al recupero e all’integrazione sociale, nonché le misure economiche necessarie per il superamento di condizioni di povertà, emarginazione ed esclusione sociale. Nel progetto individuale sono definiti le potenzialità e gli eventuali sostegni per il nucleo familiare.

Il PUAD dunque come modalità di accesso ai servizi che concretizza l’idea di un progetto di vita globale e multidisciplinare per le persone con disabilità.

Oggi la famiglia di una persona con disabilità si deve rivolgere a più soggetti (pediatra, neuropsichiatra, educatore, insegnante di sostegno, altre figure professionali ecc.): ognuno di loro costruisce il progetto che ritiene più funzionale per il benessere e la crescita della persona che ha in carico; sebbene tutti questi progetti siano professionalmente validi in sé, spesso non sono sinergici, se non parzialmente, in alcuni casi anche antitetici. L’idea è ribaltare la costruzione dei progetti, aiutando tutti i professionisti ad incontrarsi per costruirne uno insieme.

Attraverso dei protocolli operativi con ASL, Aziende Ospedaliere, Neuropsichiatria, Istituiti Scolastici e Comune, la famiglia avrà un unico punto di accesso per richiedere la costruzione di un progetto di vita per il proprio figlio. L’Assistente Sociale e uno psicologo coordineranno tutte le figure professionali chiamate all’assistenza della persona con disabilità ed insieme costruiranno un progetto globale e multidisciplinare che verrà periodicamente verificato da tutti i soggetti che l’anno redatto. Verrà così a crearsi un dossier unico, che raccoglierà tutta la documentazione relativa alla persona e sarà la banca dati che consentirà al progetto di avere un approccio globale.